L'altro ieri, sabato 13 marzo, ci ha lasciato Murray Walker, storico telecronista della Formula 1. Il famoso giornalista britannico era nato a Birmingham il 10 ottobre 1923 e dalla stagione 1978 voce di ogni singolo Gran Premio di F1, visto che durante gli anni ’70 la televisione inglese non aveva ampia copertura degli appuntamenti iridati.
Murray Walker è uno dei telecronisti più longevi del Regno Unito, ma anche al di fuori della sua terra è riuscito ad emozionare e a raccontare questo sport. La sua voce ha raggiunto persino paesi lontanissimi come l’Australia e il Giappone, diventando ufficiale pure in luoghi remoti e distanti. Il suo commento era molto emotivo ed entusiasta, ma non cadeva mai nell’eccesso ingiustificato; in ogni singolo incidente con più piloti protagonisti Murray Walker rifiutava qualsiasi critica avventata, misurando le proprie parole con precisione. Preferiva insomma raccontare ciò che vedeva, evitando di attribuire colpe ad un pilota piuttosto che ad un altro.
Nel paddock era parecchio amato per via del suo atteggiamento cortese e spesso lo si poteva vedere parlare amichevolmente con membri di team, a testimoniare il rapporto di fiducia che aveva instaurato col mondo della Formula 1. Dal 1980 fino al 1993, nell’ambito della telecronaca ha dato vita ad una coppia tanto particolare quanto amata con James Hunt, fino alla triste e improvvisa morte di quest’ultimo. Per Murray Walker l’ ultima apparizione in cabina di commento per la F1 risale al Gran Premio degli Stati Uniti 2001, quando il britannico ha raccontato l’ultimo successo di un altro grande personaggio del motorsport: Mika Hakkinen.
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La voce di Walker ha accompagnato per anni e decenni la imprese dei piloti ed è andata aldilà delle stesse gesta di chi va in pista, perché sono state le sue parole a renderle così grandi. Se è vero che soltanto alcuni appuntamenti possono rendere grande un telecronista, come ad esempio i Mondiali di calcio oppure gare decisive di Formula 1, è giusto rimarcare l’importanza della voce stessa in quegli eventi, che vengono consegnati alla storia solo se a narrarli è qualcuno così bravo.
Così Murray Walker ha costruito la sua fama, descrivendo le emozioni da lui provate come se le stesse raccontando ad un amico, diventando parte stessa dell’evento: i sorpassi di Schumacher nella prima parte della sua carriera, le gesta dei grandissimi della storia come Lauda, Prost, Senna e Piquet, le tremendi sfortune di Mansell e quel “nodo alla gola” quando Damon Hill vinse il Mondiale del 1996. Per questo, nonostante la sua morte ad un’età invidiabile, la Formula 1 da ieri sta ricordando con così tanta forza quest’uomo, capace di rendere immortali momenti che senza la sua voce sarebbero stati soltanto memorabili.
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