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Il capolavoro del Cholo

Immagine del redattore: Simone SpadaSimone Spada

17 maggio e 22 maggio, un arco di sette anni a dividere due trionfi. Era dal 2014 infatti che la Liga non vedeva sul trono l'Atletico Madrid, o meglio una squadra che non fosse una tra Real Madrid e Barcellona. Il duopolio è stato spezzato ancora una volta da un uomo, un allenatore, tacciato di tante cose ma meno di essere un vincente. Piace ai puristi, molto meno ai critici che fanno i conti coi risultati.

Eppure Diego Simeone era lì, sul campo, sabato scorso a festeggiare il secondo titolo nazionale della sua carriera, un capolavoro di gestione tecnica come non se ne vedeva da tanto tempo. Con una rosa profondamente mutata rispetto a sette anni fa, molto meno spagnola e sudamericana, molto più giovane e da costruire nelle tempra e nelle ambizioni. Lo dimostra l'ennesima rimonta, quella al Valladolid, che per un tempo ha messo in discussione una partita già acquisita. Poi la rimonta, con due tocchi in pieno stile Cholismo.


I protagonisti non sono dissimili tra un arco e l'altro. Oblak era arrivato proprio nel dopo Courtois per rilevarne gesta e successi e per sette anni ha dovuto attendere il suo momento, per il secondo anno di fila è stato premiato miglior portiere del campionato. Il centrale Felipe ha assunto le fattezze di un novello Godin in mezzo alla difesa; Koke c'era allora e c'è stato anche adesso sebbene con la fascia da capitano sul braccio, e una pattuglia di formidabili mestieranti a chiudere ogni via del centrocampo come Carrasco, Saùl e Llorente. Chiudono il piccolo gioiello Joao Felix e la certezza Correa - meraviglioso il suo gol di punta che riapre la sfida col Valladolid.

E poi c'è lui, che tra infortuni e squalifiche e partite storte negli ultimi tempi non si era notato più di tanto. Ma come fai a toglierlo dal campo? Non lo chiamano El Pistolero a caso. Alla fine della stagione conta 21 gol (quattro doppiette) che valgono 21 punti. Luis Suarez è stato il colpaccio ottenuto da Simeone, l'ennesima prima punta da far tornare a sorridere così come era capitato con Villa, Torres e Costa.


Alla fine però l'uruguagio ha pianto, perché da Barcellona non se ne voleva andare e non pensava sarebbe più tornato a sognare. E invece il sogno l'ha firmato proprio lui, con due gol decisivi nelle ultime due giornate. Il capolavoro del Cholo sta anche qui.


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