Specialista, termine con il quale si definisce una persona, spesso in ambito lavorativo, bravissima in un determinato aspetto del proprio lavoro. A questa parola, usata anche nel mondo del calcio, se dovessimo aggiungere un'immagine esplicativa, essa dovrebbe essere tassativamente quella dell'ex numero 8 e capitano dell'Olympique Lyone, Juninho Pernambucano, il più grande tiratore di punizioni di tutti i tempi, per numero di realizzazioni e tecnica di tiro.
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Non poteva non essere un brasiliano il mago delle punizioni, una delle massime espressioni della tecnica calcistica, quel paese trasuda calcio e talento da tutti i pori, e Juninho, detto Pernambucano data la sua provenienza, la regione di Pernambuco, ne è stato uno dei rappresentanti più limpidi ma meno appariscenti. Non era dotato di un piede destro, sarebbe una classificazione riduttiva e oserei dire anche offensiva, era un qualcosa di trascendentale che la mia mente non riuscirebbe a tradurre in parole. Nato nel 1975 a Recife, muove i primi passi da professionista con la squadra della sua città, lo Sport Recife, salvo poi andare a giocare in una delle squadre simbolo del calcio verde-oro, il Vasco da Gama, con il quale vince anche una Copa Libertadores. Affermatosi ormai in patria arriva il momento tanto atteso, l'avvenuta europea con il Lione, che nel 2001 se lo aggiudica a parametro zero.
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Trequartista a volte adattato a mezz'ala o mediano, in Francia fa la storia con la maglia rosso-blu, riuscendo a vincere 7 anni di fila il campionato e segnando 99 gol in 9 stagioni, bottino importante per un centrocampista. Ma non è ciò che conta, il dato strepitoso è che su 99 gol, 44 li ha fatti su punizione! Un numero che sembra uscito dalla carriera giocatore di Fifa e che va contestualizzato. Andrea Pirlo, un'istituzione del calcio italiano e anch'esso battitore fenomenale di punizioni, si è ispirato proprio a Juninho, questo perché l'asso brasiliano è stato l'ideatore della cosiddetta "maledetta", quella tipologia di punizione che una volta superata la barriera riesce ad abbassarsi velocemente e spesso a toccare terra pochi centimetri prima della linea di porta, diventando imparabile per il portiere. Questo tipo di punizione aveva la particolarità di essere imprevedibile, e ciò la rendeva letale. Emblematico del suo percorso con il Lione e della sua capacità sui calci piazzati è la punizione contro il Real Madrid in Champions League nella stagione 2005/2006, infatti previa autorizzazione del governo francese, allora in mano a De Villepin, tirò una cannonata a 126 km/h che da 36 metri si insaccò nell'angolino basso alla destra di Iker Casillas. In seguito nel 2009 lasciò la Francia e girò il mondo tra Arabia Saudita, Stati Uniti e un ultimo ballo con il suo Vasco Da Gama, appendendo nel 2014, a 39 anni, gli scarpini al chiodo.
Juninho è primo per realizzazioni su punizione in carriera, ben 77, davanti a David Beckham, ma non è ciò che mi ha da sempre colpito di lui. E' rimasto nella mia mente e nel mio cuore quel suo essere silenziosamente rivoluzionario, portando nel suo piccolo ad un'evoluzione del ruolo di trequartista, e del quale Dybala secondo me è l'interprete migliore. In campo spesso passato in secondo piano ma sempre importantissimo nella costruzione del gioco, infatti nel 2006 L'Equipe calcolò che il 45% dei gol del Lione venivano fatti dopo un passaggio chiave o un assist del numero 8. Mai fuori posto con i gesti o le parole, un leader silenzioso che a tempo perso insegnava calcio e che ha realizzato, con il suo modo di battere le punizioni, una spaccatura con il passato. D'ora in poi, e per sempre signori, si dovrà parlare di Avanti Juninho e Dopo Juninho, parola del Signore.
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